È praticamente impossibile parlare dell'Arpa Celtica in una pagina. Per questo abbiamo deciso - per gli iscritti all'Accademia - di fornire una serie di dispense, scaricabili dall'Area Riservata, sulla storia di questo strumento.

 

 

L’Arpa Celtica è uno strumento a corde che possiede una storia, una tecnica e una letteratura proprie.

A differenza dell’arpa classica non presenta il meccanismo di pedali per ottenere i semitoni ma delle piccole leve (lever), ha dimensioni relativamente ridotte e un numero di corde inferiore. Proprio grazie alle sue dimensioni contenute e alla tensione delle corde moderata produce, rispetto all’arpa classica, un suono più limpido e brillante e consente un tocco più leggero e agile che meglio si adatta al repertorio antico e tradizionale per eseguire danze veloci e abbellimenti.

 

L’Arpa è uno strumento antichissimo che nel corso del tempo ha subito numerose metamorfosi. La sua presenza in epoca preistorica è attestata in diverse parti del mondo anche lontane tra loro e si pensa che la sua origine derivi dall’arco da caccia. Gli archi musicali delle popolazioni primitive si sono trasformati in strutture più raffinate e complesse, come possiamo vedere nelle arpe dei Babilonesi, degli Assiri e degli Egizi, fino ad arrivare alla nostra idea di “arpa”: una struttura triangolare con la cassa armonica nella parte bassa, corde tese perpendicolarmente a questa cassa armonica e liberamente vibranti.

Si sviluppa così anche nelle isole a nord del continente europeo dove la letteratura mitologica irlandese contiene in molti suoi passi notizie sull’arpa e sugli arpisti. Nella mitologia celtica non solo i bardi ma anche i maghi e i Re avevano una propria arpa che diventava simbolo di potenza. Si racconta infatti che Merlino, su richiesta del re Eimbrez Gudeling, col suono della sua arpa riuscì a far levitare alcuni massi per costruire un monumento funebre ai i soldati caduti nella battaglia di Ambresbeere. 

Durante il Medioevo irlandese gli arpisti erano tenuti in grande considerazione. Erano strettamente legati alla nobiltà diventando perfino consiglieri di principi e capi.  Gli arpisti, infatti, non erano solo musicisti, ma poeti, cantori e detentori della vecchia storia dei clan irlandesi e accompagnavano con la musica le loro innumerevoli storie di amore, guerra, amicizia e magia. Poiché quindi la carriera dell’arpista era molto ambita, iniziarono a sorgere in questo periodo le scuole bardiche dove apprendere l’arte della musica insieme a quella della poesia e declamazione.

Dopo l’anno Mille l’Irlanda divenne terra di conquista degli inglesi e molti sovrani inglesi emanarono leggi per limitare il potere dei bardi, tale era la loro influenza sul popolo. Ricordiamo lo statuto di Kilkenny promulgato nel 1367 da Enrico III in cui venne proibito agli Anglo-Normanni che vivevano in Irlanda di adottare costumi irlandesi, vennero banditi gli arpisti e vietata l’arpa. Seppure con difficoltà il mestiere dell’arpista sopravvisse e dal XVI secolo iniziamo ad avere più notizie per ricostruire le biografie degli ultimi bardi irlandesi. Tra i più celebri troviamo Rory Dall O’Cahan, Arthur O'Neill, Denis Hampson e soprattutto Turlough O'Carolan, arpista cieco, vera pietra miliare e riferimento ancora attuale per gli arpisti dei nostri tempi.

Dopo un secolo e mezzo di decadenza, soppiantata dall’arrivo dell’arpa a pedali (quella che diventerà l’arpa orchestrale) a metà del XX secolo risorge a nuova vita, grazie a musicisti come il bretone Stivell e ad un rinnovato interesse per la storia, le tradizioni e la cultura dell’antica Irlanda.

 

Oggi troppo spesso l’arpa celtica viene confusa con l’arpa a pedali, della quale spesso prende il posto nei primi anni di studio; la tecnica dell’arpa “classica”, anche se eseguita sull’arpa celtica, rimane una tecnica estranea allo strumento ed al suo peculiare modo di esecuzione.